L'editore - Creare Comunità

Creare comunità

 

In Italia non ci sono molti lettori, ce ne sono molto meno di quanto sarebbe necessario:

solo quattro italiani su dieci dicono di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno, vuol dire che gli altri sei non lo hanno fatto.

Nei vent’anni di questo nuovo secolo in Italia una famiglia su dieci non ha libri in casa, e pur in quei casi in cui è presente una libreria fra le mura domestiche traspare una troppo sottovalutata proprietà dei libri: essere un complemento di arredo.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento alla cerimonia per i 150 anni dell’Associazione Italiana Editori ha detto: “Cambiano rapidamente gli strumenti, i paradigmi, gli stessi linguaggi e si presentano nuove piattaforme e nuove tecniche che ci costringono a correre.

Ma della lettura avremo sempre bisogno: si affermerà sempre” e aggiunge: “La politica, le istituzioni hanno il dovere di confrontarsi con voi editori e di approntare le misure più idonee per diffondere

i libri e per sviluppare la lettura. Si legge ancora troppo poco in Italia, dobbiamo migliorare: leggere è una ricchezza immateriale della quale non possiamo fare a meno”.

 

Il modo migliore per rispondere a questo invito e far crescere l’editoria è di creare una comunità fra i lettori.

Mettere i lettori in relazione fra loro, utilizzando le loro passioni e la voglia di confrontarsi e stare assieme.

La comunicazione digitale è senza dubbio importante ma alla fine è sempre quella stampata a consolidare il rapporto che esiste con il lettore, è a questo obiettivo che noi editori dobbiamo mirare.

Non è una pagina sui social e nemmeno un libro in sé stesso che può far nascere una comunità:

le passioni devono essere il motore e il collante delle relazioni fra lettori, che possono sì nascere online ma che si possono e devono coltivare in luoghi reali.

Il fine ultimo e vero non è far arrivare le persone al prodotto ma al contrario: gli editori devono portare il libro dentro comunità già esistenti e che cercano esperienze nuove di contenuti dove potersi riconoscere.

 

Occorre ripartire dalle persone

Bisogna conoscere i propri consumatori. Viviamo in un mondo connesso come mai prima d’ora, ma sono sempre più numerose le persone che vivono da sole nelle grandi città ed è fondamentale capire come vivono per riuscire a intercettare la loro attenzione e i loro bisogni. E se pensiamo che una persona ha bisogno di leggere per circa 15 minuti per raggiungere il giusto livello di concentrazione, e che per la quantità di stimoli presenti quotidianamente in molti non leggono per più di 8 minuti consecutivi, si capisce quanto sia difficile emergere per gli editori”.

Così si esprimeva Verònica Reyero Meal, specialista dell’intuizione umana di Antropologia 2.0, nel suo intervento alla settima edizione del Canon Future Book Forum, evento dedicato all’editoria.

 

L’editore

 

 

 

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